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Legalizzazione della cannabis:

un'importante battaglia di libertà

 

di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

 

Qualche giorno fa, per la prima volta nella storia italiana, un provvedimento che prevede la legalizzazione del consumo della cannabis è arrivato in discussione alla Camera. Il disegno di legge, sostenuto da più di 200 deputati, prevede la possibilità di detenere e trasportare piccole quantità di cannabis, di coltivarla e di acquistarla in negozi autorizzati. La discussione è iniziata, a nostro parere, subito male. Il rischio che non si arrivi mai ad un voto è molto alto. Gli oppositori della legge, tra cui diversi esponenti di Forza Italia, hanno già dichiarato che cercheranno di bloccarla con ogni mezzo. Dei 1700 emendamenti presentati, ben 1300 sono di Area Popolare, partito di centro che sostiene il governo.

 

L’approvazione costituirebbe un passo in avanti storico per l’Italia. Perché è inutile continuare a girarci intorno: il proibizionismo ha fallito. Oggi rappresenta per il nostro Paese un costo molto salato: 1,5 miliardi di euro ogni anno tra carceri, polizia e tribunali. A guadagnarci è la criminalità organizzata, che grazie agli stupefacenti si assicura un giro di affari tra gli 8 e gli 11 miliardi all’anno, ma non solo. Il commercio delle droghe è un incredibile sistema di finanziamento delle reti terroristiche. 

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La produzione di marijuana nella sola cittadina di Lazarat, ribattezzata capitale mondiale dell’erba, porta nelle casse dell’Isis circa 5 miliardi. A dirlo non è solo Roberto Saviano, ma una personalità - contraria alla legalizzazione - come Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell’Ufficio dell’ONU contro la Droga e il Crimine (UNODC). Per non parlare dei costi umani. La guerra alla droga ha effettivamente fatto più male che l’uso stesso della droga, ha messo dietro le sbarre migliaia di persone, non è riuscita a trattare le dipendenze e non ha consentito un miglioramento nelle prospettive di vita e di salute di chi fa uso di droga per scopi terapeutici.

 

Lo stesso Umberto Veronesi ricorda che il tabacco fa 10mila volte più morti di quanti  ne faccia la marijuana.

 

Se il proibizionismo fa male alla salute, alla giustizia, all’economia, alla sicurezza, la legalizzazione del consumo a scopo ludico e a scopo terapeutico conviene a tutti. Sarebbe un passo in avanti necessario per chiudere definitivamente con i danni prodotti dalla guerra alla droga, per finanziare il welfare, e aiutare l’occupazione. Secondo un’indagine di Coldiretti, l’eventuale via libera alla coltivazione porterebbe alla creazione di 10mila posti lavoro e a generare un giro di affari di 1,4 miliardi. Dunque in campo c’è un battaglia che, al di là del gradimento trasversale di cui gode tra i diversi partiti, deve trovare una forza maggiore anche all’interno della società civile organizzata, nei territori (tra l’altro molte Regioni hanno approvato delle leggi che prevedono l’uso terapeutico della cannabis e hanno sviluppato un dibattito avanzato sul tema).

 

Per questo dobbiamo porci come Arci, alla ripresa dopo la pausa estiva, l’obiettivo di costruire, come è avvenuto già in molti territori, comitati locali, iniziative, dibattiti e momenti di mobilitazione per questa importante battaglia di libertà.


ArciReport numero 26, 28 luglio 2016


Arcireport numero 26_2016

 
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