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L’antifascismo va tenuto vivo promuovendo

la cultura della democrazia e della solidarietà



di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci


 

Da sempre pensiamo che nel nostro Paese questione sociale e questione democratica sono strettamente  intrecciate. E che il decadimento di questo intreccio si manifesta in forme morbose e disgreganti.

 

L’intensificazione di un cedimento a tendenze xenofobe e pulsioni demagogiche a cui assistiamo in particolare negli ultimi mesi, e che siamo impegnati a contrastare, è una delle manifestazioni più evidenti di questo degrado. Il risultato è una dinamica da guerra tra poveri, su cui si fiondano come avvoltoi speculatori e specialisti della paura che soffiano sui fuochi del disagio e del rancore. E alla fine succede che a intensificarsi è l’agibilità politica dei gruppi fascisti e neofascisti, magari in competizione tra loro.


 

La sequenza dell’ultima settimana è particolarmente eloquente, considerando la quantità di segnali morbosi che ha lanciato. Dall’esposizione di simboli nazisti in una caserma dei carabinieri al blitz di Como, fino al tentativo di intimidazione della libertà di stampa a Roma sotto la sede del gruppo L’Espresso e alla promessa di perseverare. Alcuni giorni fa i fatti di Ostia. Il livello di allarme è alto.

Dunque che fare? Sicuramente parteciperemo alla manifestazione convocata a Como sabato 9 dicembre, così come facciamo da sempre nei territori partecipando a tutti i momenti di mobilitazione antifascista.


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Spesso i nostri Comitati, i nostri circoli, organizzano in maniera spontanea presidi, manifestazioni, con l’urgenza che sentono di opporsi a questi fenomeni e di raccontare alla popolazione i valori che devono guidare  uno Stato democratico. Crediamo sia necessario esserci. Quello che continua a mancare è l’attenzione. La cultura mainstream e la classe intellettuale di questo Paese hanno da molto tempo abbandonato (con  qualche lodevole eccezione) il tema dell’antifascismo, derubricandolo ad un aspetto residuale della contemporaneità. Ma, per quanto ci riguarda, ovviamente andremo oltre. Perché pensiamo che sia necessaria un’opera permanente. La situazione non è da sottovalutare, viene dal profondo e da lontano, e si ricollega ad un’onda che travalica i nostri confini. Era il 2014, tre anni fa, quando Casa Pound a Roma bloccò l’accesso a scuola di alcuni bambini rom. Nelle ultime tornate elettorali le liste di Casa Pound hanno registrato in alcuni casi consensi ampi. Qualche settimana fa in Polonia si sono riuniti a decine di migliaia militanti di estrema destra da tutta Europa.

Per questo proseguiremo il nostro lavoro di iniziativa antifascista e la costruzione di azioni unitarie. Consapevoli che l’antifascismo è innanzitutto una cultura diffusa della democrazia e della solidarietà che va curata continuamente e che per restare solida e rigenerarsi deve svilupparsi su più piani.


 

Deve esserci l’impegno delle istituzioni attraverso politiche sociali in grado di agire sul disagio e sulle disuguaglianze e una azione di contrasto a fenomeni di violenza e intimidazione. E il mondo delle forze politiche dev’essere  più attento a chi si ostina a minimizzare riducendo tutto a bravate isolate. Qui sì che si gioca la tenuta democratica del paese, tanto evocata nei mesi scorsi.

 

Deve esserci una continua azione culturale. I provvedimenti repressivi, seppur giusti, alla lunga non serviranno se non li inseriamo in una strategia più ampia.

 

L’antifascismo è alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione e ogni giorno l’Arci continuerà a raccontarlo, a tenerlo vivo e diffuso.



ArciReport numero 38, 7 dicembre 2017


Arcireport numero 38_2017

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