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Il 21 ottobre contro il razzismo,

le ingiustizie, le disuguaglianze



di Filippo Miraglia,

vicepresidente nazionale Arci


La condizione di disagio sociale e di povertà diffusa, in Italia come in tutta Europa, prodotta da scelte fatte da governi di segno opposto, spesso in sintonia tra di loro nel curare gli interessi di banche e grandi gruppi finanziari, ha costituito l’humus sul quale le destre xenofobe e razziste hanno potuto costruire in questi anni la loro fortuna politica ed elettorale.

La guerra contro i poveri, con un progressivo aumento della ricchezza dei pochi che detengono gran parte delle risorse del pianeta,  si vuol far diventare guerra tra poveri, per indirizzare il malcontento contro gli stessi che soffrono gli effetti della crisi, in particolare contro i migranti utilizzati come strumento di ‘distrazione di massa’.


In gran parte d’Europa la sinistra di governo ha rincorso la destra sul suo stesso terreno, sia sul piano delle politiche economiche che su quello dei diritti, determinando un vuoto che in molti Paesi, e certamente in Italia, si è tradotto in parte in astensione e in parte in antipolitica, favorendo populismi e destre xenofobe.

I diritti dei migranti e dei rifugiati sono diventati la merce più utilizzata nel mercato del consenso e partiti o singoli esponenti politici hanno investito su quest’argomento per aumentare la propria influenza e il proprio ruolo.

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È arrivato il momento di reagire e, provando a riempire il vuoto lasciato dalla politica - con le dovute eccezioni, comunque ad oggi poco significative - avviare una stagione di mobilitazione che consenta innanzitutto ai protagonisti - migranti, rifugiati, persone di origine straniera - e alle organizzazioni sociali, alle reti, ai movimenti di prendere la parola per essere protagonisti di una ‘rivoluzione’ culturale.

Una stagione di mobilitazioni che consenta di connettere le diverse vertenze, sociali, ambientali, contro il razzismo, la povertà, il lavoro precario, più ingenerale contro le ingiustizie e le diseguaglianze.


Una connessione indispensabile se si vuole riportare dalla stessa parte le vittime del razzismo e quelle della crisi economica, svelando il tranello di chi vorrebbe mettere gli uni contro gli altri.

L’Arci, che ogni giorno incontra nelle sue strutture di base le vittime del razzismo come coloro che hanno perso in questi anni ogni certezza economica e sociale, e visto ridursi drasticamente i loro diritti, il prossimo 21 ottobre sarà in piazza contro il razzismo, le ingiustizie e le diseguaglianze.


Il nostro radicamento sociale, l’aver scelto sempre di stare dalla parte giusta, anche contro corrente e senza fare sconti a nessuno, ci consente di tradurre il nostro lavoro quotidiano in vertenza nazionale.

Scendiamo in piazza perché vogliamo dire a chi ci governa che anziché fare accordi con il governo libico deve riattivare il programma Mare nostrum e aprire canali d’ingresso sicuri e legali, perché vogliamo un’Europa più accogliente e solidale.


In tanti e tante, da tutta Italia, saremo a Roma per dare visibilità a uomini e donne giunti da noi in cerca di protezione e che purtroppo vengono ancora rappresentati come numeri che gravano sulla spesa pubblica. Saremo in piazza insieme ai ragazzi e alle ragazze figli di immigrati perché pensiamo che questo Parlamento possa e debba approvare la riforma della cittadinanza che introduce lo ius soli.

Invertire la rotta è possibile, purchè ognuno si assuma la responsabilità di fare la propria parte.  Noi dell’Arci ci abbiamo sempre provato in questi anni.  E tanto meno possiamo tirarci indietro oggi. Il 21  saremo quindi in piazza, a fianco del mondo dell’immigrazione e di tante organizzazioni per rendere visibile quell’Italia dei diritti e dell’uguaglianza pronta ad alzare la testa e a riprendersi lo spazio che è stato sottratto alla democrazia di tutti.


ArciReport numero 31, 12 ottobre 2017


Arcireport numero 31_2017

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