Comitato Arci Piacenza: intervista al presidente Alessandro Fornasari

12/04/2018

 

 

Piacenza_2.jpgCosa ti porti dal mandato appena concluso e cosa invece lasci indietro?

Mi porto sicuramente l’umanità di tanti volontari e dirigenti che lavorano quotidianamente nei circoli con impegno e passione per garantire momenti e spazi di dialogo, di confronto e di un sano stare insieme. Vorrei lasciare indietro le difficoltà degli ultimi anni. Abbiamo perso soci e circoli. Un fenomeno che non ha visto l’allontanamento dalla nostra associazione, ma la fine di esperienze, alcune decennali, altre che da poco avevano visto la luce.

 

Quali esigenze sono emerse dai soci durante il congresso?

Più che esigenze, sono tanti i temi emersi. Cerco di sintetizzarne i più condivisi.

La mancanza di spazi, una questione mai risolta che si riaffaccia periodicamente all’interno del nostro mondo. Se escludiamo i circoli tradizionali che si sono costruiti un proprio spazio negli anni, oggi abbiamo gravi carenze per quanto riguarda il contesto giovanile. A Piacenza si fa fatica, sono ormai alcuni anni che scontiamo l’assenza di luoghi di aggregazione giovanile targati Arci, vuoi per difficoltà oggettive, vuoi per un contesto socio-culturale che negli anni si è involuto pesantemente. Oggi la cultura delle destre è dominante, a noi tocca cercare di porvi un argine.

Quello delle responsabilità, che si intreccia con le questioni riguardanti la corretta gestione dei circoli, è un tema che grava pesantemente sulla questione dei ricambi, ‘generazionali’ o di semplice continuità, che molti nostri gruppi dirigenti, noi stessi compresi, fanno fatica ad affrontare.

Il tema del cambio della stagionalità del tesseramento. Una piccola rivoluzione che a quasi due anni dalla sua effettiva entrata a regime stenta ad evidenziare i risultati attesi.

L’esigenza di farsi promotori di un antifascismo non di facciata, ma che sappia andare oltre al mero ricordo delle ricorrenze istituzionali. Per dirci antifascisti dobbiamo praticare, quotidianamente e per 365 giorni all’anno, il confronto, la tolleranza, la partecipazione, il rispetto, la non-violenza, con l’obbiettivo di misurarci con chi la pensa diversamente.

 

Quali sono gli obiettivi prioritari di cui si occuperà il comitato?

Piacenza_1.jpgInevitabilmente nel prossimo futuro ci dovremo misurare con gli effetti che la riforma del terzo settore avrà, non solo sul livello provinciale, ma anche e soprattutto sulle nostre basi associative. Sappiamo che non si tratterà solamente di adempiere a formalità di rito, ma che muterà profondamente il nostro fare associazionismo, a dire il vero forse un po’ cristallizzato negli ultimi anni. Crediamo di avere le competenze e di essere pronti a questa trasformazione e siamo consapevoli che la riforma ci consegna una vera occasione di incremento e rilancio nei confronti di soggetti che oggi non guardano all’Arci. Dovremo mettere in campo un’opera di ‘proselitismo associativo’, attraverso strumenti come la redazione di una carta dei servizi, e la sua conseguente praticabilità, che - secondo me - ci potrà porre al centro dell’attenzione.

Il ruolo dei dirigenti, dal presidente di circolo a quelli nazionali, dovrà essere quello di promuovere, tutelare e garantire la possibilità dei soci di potersi riunire e organizzare, nelle forme consentite dalla nuova legge, per rispondere a bisogni comuni di socialità, di cultura, di confronto, di spazi ricreativi e di valorizzazione del tempo libero.

 

ArciReport, 12 aprile 2018



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