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Il regime di Erdogan arresta leaders e parlamentari del Partito Democratico del Popolo

04/11/2016




Nuovo giro di vite contro l’opposizione democratica in Turchia 

Dichiarazione di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Il leader del Partito Democratico del Popolo (HDP) Sehelattin Demirtas e altri 10 parlamentari dello stesso partito, fra cui la co-segretaria Figen Yukseldag, sono stati arrestati questa notte dalla polizia di Erdogan. L’HDP rappresenta la terza forza politica del paese e gli arresti sono stati possibili grazie all’entrata in vigore della legge che ha rimosso l’immunità parlamentare.

L’accusa è di associazione ad organizzazione terrorista e separatista,  e ora spetterà al giudice decidere se convalidare gli arresti. Mentre questi si svolgevano, l’accesso ai principali social media veniva bloccato e forti restrizioni, per la prima volta a livello nazionale dopo anni, veniva imposto ai servizi di messaggistica via web.

Erdogan è dunque sempre più proiettato verso una vera e propria dittatura, supportata da una feroce repressione che, come in questo caso, colpisce non solo la componente curda ma anche tutta l’opposizione democratica, laica, progressista, giovanile, ecologista di cui l’HDP è formata e di cui il presidente turco  vuole liberarsi con ogni mezzo.

Agli arrestati, all’HDP e a tutti i democratici turchi, ai Kurdi di Turchia, va la nostra piena solidarietà, così come alle migliaia di insegnanti, studenti, giornalisti, rappresentanti delle istituzioni municipali e cittadini turchi licenziati, incarcerati e perseguitati negli ultimi mesi.

Chiediamo che finalmente l’Europa e il nostro governo intervengano per chiedere l’immediata liberazione di questi ultimi arrestati e di tutti i prigionieri politici e per reati di opinione, ponendo così fine al silenzio complice che finora ha caratterizzato la loro politica nei confronti del regime di Erdogan.

L’Europa ha affidato il controllo delle sue frontiere esterne a un dittatore, pagandolo profumatamente, perchè fermi i profughi prima che arrivino sul territorio europeo. E’ un accordo vergognoso che da sempre denunciamo. Oggi c’è un motivo in più per farlo, e lo chiediamo a gran voce.

 

Roma, 4 novembre 2016 



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