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Nel Mediterraneo si continua a morire. Mai così tante vittime come nel 2016

03/11/2016




L’unica vera emergenza che riguarda i migranti è il numero dei morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ieri un’altra strage al largo della Libia: i sopravvissuti trasportati a Lampedusa parlano di almeno 239 morti. 

Numeri che dimostrano come muri e barriere non servono a fermare i flussi delle persone che scappano da guerre e violenze. La conseguenza è che i trafficanti cercano nuove rotte, e questo rende i viaggi sempre più costosi e pericolosi. 

L’Unione Europea, sempre più sorda al grido di aiuto che arriva da chi fugge da guerre che l’Occidente spesso alimenta, stringe accordi con paesi dove i diritti umani sono regolarmente calpestati perché impediscano ai profughi di oltrepassare  i loro confini, come con la  Turchia, e fa passare per aiuti allo sviluppo i miliardi che intende versare a paesi africani perché impediscano le migrazioni. 

Questa strage va invece fermata, con gli unici strumenti degni di una comunità civile: si aprano canali umanitari per consentire ai profughi di raggiungere l’Europa in sicurezza e nella legalità; si applichi la direttiva 55/2001 che consente un piano di ripartizione europea dell’accoglienza, un titolo di soggiorno europeo e ingressi programmati e sicuri.

Si ribadisca che gli aiuti allo sviluppo vanno condizionati non al controllo dei flussi migratori, ma al rispetto dei diritti umani. 

L’Europa affronti finalmente senza il cinismo che l’ha caratterizzata finora, con politiche lungimiranti, un fenomeno, come quello delle migrazioni forzate, che non si fermerà finchè ingiustizie, povertà e guerre continueranno a devastare questo nostro pianeta. 

Roma, 3 novembre 2016

 



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