La morte di Sandrine Bakayoto nel centro di Cona dimostra l’impossibilità di fornire assistenza e garantire dignità nei grandi centri adibiti ad accogliere i migranti

04/01/2017




Bisogna sviluppare la rete SPRAR e utilizzare personale qualificato

 

Sandrine Bakayoko, aveva solo 25 anni ed era arrivata in Italia da appena 4 mesi. Dopo essere sopravvissuta  alla traversata del mare e del deserto, partita dalla Costa d’Avorio, ha trovato la morte in un centro di accoglienza della provincia di Venezia. Sentitasi male alle 7 di mattina sotto la doccia, i soccorsi sono arrivati solo alle 15.00  e non è stato più possibile salvarla. 

Il centro di Cona, ex base missilistica della provincia veneta dove Sandrine ha perso la vita, è uno di quei centri collettivi, dove vivono un migliaio di immigrati. Uno dei troppi centri nei quali, dati i numeri, è impossibile fornire adeguata accoglienza e dignità. 

L’Arci denuncia da anni la politica dell’accoglienza in grandi centri che sono ­ come il caso dei CARA dimostra ­ luoghi ad impatto negativo sul territorio, che alimentano il razzismo e dove i diritti dei migranti non vengono rispettati.

Un'accoglienza giusta è possibile solo nei centri piccoli, a misura di persona, dove favorendo l’autonomia e la responsabilità degli ospiti fin dall’arrivo, si possono sviluppare dei reali progetti d¹integrazione e di relazione positiva con il territorio.

Al contrario, nei centri con grandi capacità d'accoglienza le persone diventano numeri, i problemi si moltiplicano senza che possa essere trovata una risposta adeguata per l’impossibilità di fornire una reale assistenza. 

Affinché altre tragedie di questo tipo non si riproducano la sola soluzione è la chiusura immediata di questi centri e che il sistema di accoglienza straordinaria delle prefetture sia trasferito nella rete SPRAR. 

Serve inoltre un registro nazionale dei soggetti che fanno accoglienza e tutela in maniera competente e monitorata. 

Bisogna uscire dall’emergenza evitando di alimentare rappresentazioni distorte degli stranieri ­ come è stato fatto focalizzandosi sulla rivolta che è seguita al decesso di Sandrine, frutto dell’esasperazione dei suoi compagni abbandonati a loro stessi nell’ex base missilistica ­ che rischiano di essere strumentalizzate dai predicatori d’odio. 


Roma, 3 gennaio 2017

 

 

 



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Posted by Luigi Di Grazia on
Ma non avete pensato che sarebbe meglio aiutarli in loco, nel loro paese? Se proprio di aiuto si tratti!
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