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Voci dall'Egitto n. 6 - settembre 2016

02/09/2016




Notizie sulla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali

numero 6 / settembre 2016


URGENTE!

FIRMIAMO LA PETIZIONE DEI GENITORI DI GIULIO REGENI: L’AMBASCIATORE ITALIANO NON TORNI IN EGITTO

I genitori di Giulio Regeni, insieme a Luigi Manconi, Patrizio Gonnella, Antonio Marchesi, Alessandra Ballerini chiedono a tutti e tutte di firmare una petizione che chiede al governo italiano di non far tornare il nostro ambasciatore in Egitto. Non si può dare al governo egiziano una impressione di ritorno alla normalità, mentre non c’è traccia di verità e giustizia per Giulio e mentre continua la repressione contro gli oppositori e gli attivisti dei diritti umani. La petizione si può firmare al link:  https://www.change.org/p/matteo-renzi-caso-regeni-l-ambasciatore-italiano-non-deve-tornare-in-egitto-matteorenzi-paologentiloni

 


agosto

FINALMENTE! Malek Adly, avvocato dei diritti umani, esce di prigione

 

index.jpegL’avvocato dei diritti umani Malek Adly è stato rilasciato su cauzione il 26 agosto, dopo essere stato imprigionato in isolamento da maggio. Il suo avvocato è riuscito ad appellarsi con successo per impedire che la sua detenzione preventiva venisse prorogata per l’ottava volta. Adly era accusato di complottare per rovesciare il governo, di fare parte di una organizzazione finalizzata alla destabilizzazione del paese, di diffondere farse notizie per sobillare la popolazione. Molti attivisti e familiari di Adly erano presenti alla udienza del processo. Adly è il direttore della Rete di Avvocati del Centro Egiziano per i Diritti Economici e Sociali, e co-fondatore del Fronte di Difesa dei Manifestanti Egiziani. Ha passato più di 100 giorni nella prigione di Tora, è stato ricoverato quattro volte nell’infermeria del carcere, e la salute è stata pesantemente danneggiata dalle cattive condizioni di detenzione. Sul suo caso si è attivata una grande campagna internazionale. L’ultimo importante appello per il suo rilascio è stato sottoscritto da dozzine di autorevoli giuristi e avvocati di tutta Europa. Nello stesso giorno è stato anche annunciato il rilascio su cauzione del giornalista Amr Badr, accusato di reati simili a quelli di Adly. Le accuse ad entrambi rimangono comunque in piedi.

 

agosto

L’appello dei giuristi e avvocati di tutta Europa per il rilascio di Malek Adly

 

Signor Ministro,

Le scriviamo per esprimere la nostra grande preoccupazione per i continui maltrattamenti inflitti a Malek Adly, autorevole avvocato dei diritti umani e direttore del Lawyers Network at the Egyptian Centre for Economic and Social Rights (ECESR) durante la sua detenzione preventiva seguita al suo arresto avvenuto il 5 maggio 2016.

Adly ha già scontato, mentre scriviamo, più di due mesi di carcerazione preventiva. Il suo avvocato ha riferito di essersi visto negare il permesso di fotocopiare il dossier relativo al suo caso, e il tribunale ha negato a Adly il diritto di essere rappresentato da un avvocato da lui scelto nella recente udienza contro la estensione della sua detenzione.

Adly è stato inoltre ricoverato diverse volte nell’ospedale della prigione, a causa di una cronica pressione alta e dell’assenza delle medicine per lui essenziali. Soffre di esaurimento, dolori alla schiena e alle articolazioni delle gambe. Si aggrava di giorno in giorno poiché è costretto a dormire sul pavimento, con un caldo e una umidità insopportabili. Ad Adly è negato il suo diritto al movimento, così come da regolamento carcerario, e ciò sta aggravando la sua malattia alla schiena e alle articolazioni.

Dopo il suo arresto il 5 maggio, Adly è stato accusato, fra l’altro, di tentativo di rovesciare il regime di governo, di affiliazione a banda armata, di diffondere notizie false, tutte accuse che egli ha respinto nel corso degli interrogatori.

Malek Adly guida un gruppo di avvocati che ha preparato un ricorso legale contro la cessione di due isole da parte dell’Egitto all’Arabia Saudita. Sottolineiamo che il Tribunale Amministrativo di Stato ha recentemente accolto il ricorso, di fatto annullando il trasferimento delle due isole.

Noi crediamo che le condizioni di detenzione di Adly, gli impedimenti al suo rappresentante legale e le accuse contro di lui siano indicative di un più vasto clima di repressione diretto contro gli avvocati egiziani e gli attivisti di prima linea con i gruppi di società civile impegnati a sostenere i cittadini egiziani di fronte ai maltrattamenti, alle persecuzioni e agli abusi da parte delle agenzie di sicurezza dello stato e della magistrature, subiti solo a causa dell’esercizio pacifico dei loro diritti costituzionali, garantiti internazionalmente, alla libertà di espressione e associazione.

Adly è un fondatore del Fronte per la Difesa dei Manifestanti Egiziani, un gruppo che comprende 34 organizzazioni dei diritti umani e avvocati indipendenti, che difende i manifestanti pacifici e documenta pratiche illegali portati avanti dalle forze di polizia contro di essi. Inoltre Adly è solo uno degli autorevoli difensori dei diritti umani arrestati dall’aprile di quest’anno, Ahmed Abdallah e Mina Thabet della Egyptian Commission for Rights and Freedoms e l’avvocato del lavoro Haitham Mohamedain.

Nel suo recente report sulle Sparizioni Forzate in Egitto, Amnesty International ha posto l’attenzione sulla collusione delle procure di stato con la pratica sistematica di rapimenti, tortura e detenzione in località sconosciute da parte della Agenzia Egiziana per la Sicurezza Nazionale. Siamo allarmati dal fatto che invece di stigmatizzare queste pratiche abominevoli, le autorità egiziani continuano a perseguitare coloro che sostengono le vittime di questi abusi.

La detenzione di Adly viola il suo diritto fondamentale alla libertà di espressione, garantita dall’articolo 65 della Costituzione Egiziana, e l’articolo 96, che assicura la presunzione di innocenza. Per questo chiediamo l’immediato rilascio di Adly, visto che non ci sono prove contro di lui, e non esiste nessuna giustificazione legale per la sua detenzione secondo l’articolo 134 del Codice di Procedura Penale, che regola le condizioni per cui un imputato può essere detenuto in attesa di processo.

Le condizioni inumane della detenzione di Adly violano i suoi diritti per gli articoli 54, 55 e 56 della Costituzione Egiziana oltre che gli articoli 43 e 44 della Legge carceraria egiziana, e l’art 85/3 del regolamento carcerario egiziano. Inoltre, dalle circostanze del suo arreso e dalla prolungata detenzione preventiva si evince che il governo egiziano non sta rispettando l’articolo 9 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici e anche l’articolo 16 dei Principi Fondamentali delle Nazioni Unite sul Ruolo dei Legali.

Considerato tutto questo, è chiaro che la detenzione preventiva di Adly è usata come una punizione contro di lui. Nel caso che egli debba rimanere in carcere, chiediamo alle autorità egiziane un immediato miglioramento delle sue condizioni carcerarie in modo corrispondente agli standard prescritti dalla legislazione egiziana.

Siamo inoltre profondamente preoccupati dal fatto che le procedure giudiziarie nel caso di Adly non rispettino gli standard richiesti per un processo giusto, come statuito dalle convenzioni internazionali ratificate dall’Egitto, e dagli articoli 93 e 51 della Costituzione Egiziana. In particolare, a Adly è stata negata l’opportunità di presentare una propria difesa, diritto protetto dall’articolo 98 della Costituzione Egiziana.

 

 

1 agosto

Il sindacato pianifica la risposta per i giornalisti detenuti

 

5_agosto_-_Egitto.jpgIl Sindacato dei Giornalisti “Freedoms Committee” ha invitato i suoi aderenti a partecipare a una riunione per discutere la situazione della libertà di stampa e dei giornalisti detenuti in Egitto. Il leader del sindacato insieme ad altri dirigenti sono stati arrestati e accusati di aver dato rifugio a ricercati dopo il raid delle forze di sicurezza nella sede nazionale del sindacato dei giornalisti. Amnesty International ha definito il raid “il più sfrontato attacco ai media subito in Egitto da decenni”.

 

 

2 agosto

I detenuti della protesta per le isole cominciano lo sciopero della fame

 

I detenuti Mahmoud Hisham, Abdel Rahman Hamza, and Mohamed Abu Dawood hanno cominciato uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro il loro arresto, per la partecipazione alle manifestazioni di protesta contro il trasferimento alla Arabia Saudita di due isole del Mar Rosso. I prigionieri sono in carcere da tre mesi, con l’accusa di incitazione alla protesta e di diffusione di notizie false.

 

 

3 agosto

Medico attivista rilasciato su cauzione insieme ad altri due attivisti.

 

Il-murale-di-El-Teneen-per-Giulio-Regeni-a-Berlino-480x320.jpgGli attivisti Taher Mohktar, Ahmad Mohamed Hassan, and Hossam al-Din Hamad sono stati rilasciati su cauzione, dopo che un giudice ha accettato un ricorso in merito alla loro detenzione. Sono accusati di possesso di materiale incitante al rovesciamento del governo.  Secondo l’avvocato di Mokhtar, il materiale trovato era invece documentazione sindacale sulle condizione mediche dei prigionieri in carcere. Mokhtar è un componente del Comitato Libertà del Sindacato Egiziano dei Medici. Hassan e Hamad sono entrambi studenti di medicina. I tre uomini, che sono coinquilini, erano stati arrestati nella loro casa il 14 gennaio, e sono stati trattenuti in carcere senza processo. Per la liberazione di Mokhtar in questi mesi c’è stata una forte campagna delle organizzazioni per i diritti umani, che hanno sottolineato il suo grande attivismo sul diritto alla salute.

 

 

3 agosto

Il tribunale estende la detenzione di Abdo, Mohamedein e Qeshta

 

Il tribunale ha esteso di altri 15 giorni la detenzione in attesa di processo di Zizo Abdo, Haitham Mohamedein, e Hamdy Qeshta. Gli attivisti sono stati arrestati in connessione alle proteste per il trasferimento di due isole del Mar Rosso alla Arabia Saudita, con l’accusa di incitazione alla protesta e di far parte dei Fratelli Musulmani. Sulla validità del trasferimento delle due isole, intanto, è atteso il pronunciamento della Corte Suprema Amministrativa, previsto per il 15 di settembre.

 

 

5 agosto

L’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani chiede la sospensione di un processo per diffamazione.

 

20111221_egitto-donne.jpgL’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani ha chiesto la sospensione del verdetto contro Ahmed Amer and Hisham Younes, due impiegati del quotidiano Al-Ahram. Il mese scorso, Amer è stato condannato a un anno di carcere per un articolo pubblicato nel 2014 sull’ex Ministro della Giustizia Ahmed al-Zend. Younes, che è editore, è stato condannato a una pesante multa, dopo la denuncia per diffamazione fatta dall’ex ministro e la seguente accusa per  pubblicazione di notizie false.

 

 

11 agosto

Tribunale ordina indagine su denuncia di tortura

 

Un Tribunale criminale del Cairo ha ordinato una indagine in merito alla denuncia presentata dall’esponente dei Fratelli Musulmani Mohamed el-Beltagy. L’ex-parlamentare ha denunciato di essere stato torturato da funzionari di alto livello del Ministero dell’Interno. Le torture, che sono state raccontate nel dettaglio, sarebbero state commesse per obbligare la vittima a ritirare la denuncia contro l’allora Ministro della Difesa e lo stesso presidente Al-Sisi per l’omicidio della figlia di diciassette anni, uccisa durante le violenze delle forze dell’ordine contro un sit-in nel 2013. El-Beltagy è sotto processo per diversi procedimenti, ed è già stato condannato all’ergastolo, e anche alla pena di morte.

 

 

11 agosto

Il New York Times denuncia la repressione della comunità LGBT in Egitto.

 

proteste.jpgUn articolo del New York Times denuncia l’ampiezza della repressione contro le comunità lesbica, omosessuale, bisessuale e transgender egiziane compiuta dal regime di Al-Sisi. “Almeno 250 persone della comunità LGBT sono state arrestate in un silenzioso giro di vite che ha distrutto quella che era una sempre più viva e visibile comunità” scrive il giornalista dell’autorevole quotidiano, sottolineando che durante la presidenza Morsi la comunità LGBT era stata sostanzialmente ignorata dalle forze di polizia. Le organizzazioni non governative credono che il regime egiziano stia usando la comunità LGBT come capro espiatorio per aumentare i consensi presso la parte più conservatrice della società. La polizia egiziana ha anche usato esami anali forzati per accertare se un accusati aveva avuto rapporti omosessuali.

 

 

12 agosto

L’Egitto boicotta all’ONU la selezione di un esperto su discriminazione contro LGBT

 

Amr Ramadan, il rappresentante permanente dell’Egitto presso le Nazioni Unite di Ginevra, ha boicottato il processo di selezione per un esperto indipendente sulla violenza e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Ramadan ha comunicato in una lettera di non riconoscere il voto che ha istituito questa posizione presso l’ONU perchè la risoluzione “è incoerente con il diritto internazionale sui diritti umani e non rispetta i valori religiosi, morali e culturali di stati membri”.

 

 

15 agosto

Rinviato a settembre il processo contro le organizzazioni non governative

 

22_agosto.jpgL’udienza in merito al congelamento dei beni contro gli attivisti dei diritti umani Hossam Bahgat, Gamal Eid, Bahey Eddin Hassan, Mostafa al-Hassan e Abdel Hafez Tayel è stata aggiornata a settembre. Nella prossima sessione del processo, prevista il 17 settembre, è attesa la sentenza. Gli imputati sono accusati di aver ricevuto finanziamenti dall’estero “con lo scopo di perseguire atti dannosi agli interessi nazionali o a destabilizzare la pace sociale o  l’indipendenza e l’unità del paese”.

 

 

16 agosto

Rilasciati due attivisti dei diritti umani

 

Mahinour el-Masry e Youssef Shaaban sono stati rilasciati dopo 15 mesi di prigione. El-Masry è una avvocata dei diritti umani e Shaaban è un giornalista. Insieme ad altri otto co-imputati, erano inizialmente stati condannati a 20 anni di prigione per proteste non autorizzate, assalto a una stazione di polizia, danneggiamenti e insulti alle forze dell’ordine. La sentenza è stata ridotta a 15 mesi in appello. Dopo il suo rilascio, el-Masry ha dichiarato che la sua “felicità non sarà completa fino a che ogni detenuto oppresso in prigionia non sarà libero”.

 

 

17 agosto

Scende nei sondaggi la popolarità di Al Sisi

 

egitto-contro-mubarak-30-large21.jpgIl sostegno elettorale ad Al-Sidi è sceso, secondo il sondaggio annuale condotto dall’Egyptian Center for Public Opinion Research. Il sondaggio più recente ha rivelato che il 66 per cento degli egiziani voterebbe sicuramente Al-Sisi, rispetto all’81 per cento dell’anno scorso. Tra le persone di età inferiore ai trenta anni, solo il 51 per cento ha dichiarato che voterebbe per il presidente, ma la percentuale sale all’81 per cento fra le persone ultracinquantenni. Un’altra variabile significativa è quella della scolarità: solo il 53 per cento dei laureati voterebbe per Al-Sisi. L’approvazione per l’operato del presidente è complessivamente dell’82 per cento, meno del 91 per cento rilevato nello scorso sondaggio. Fra il 12 per cento di coloro che hanno dichiarato di disapprovare l’operato di Al-Sisi, il 53 per cento ha addotto a motivazione il carovita, il 20 per cento la mancanza di lavoro per i giovani, l’8 per cento il deprezzamento della moneta rispetto al dollaro e la mancanza di migliorie nel paese.

 

 

18 agosto

Parlamentari indagati per aver partecipato a una conferenza sui diritti umani

 

Dieci parlamentari saranno probabilmente indagati per aver partecipato a una conferenza promossa dal Geneva Center for Human Rights Advancement and Global Dialogue. Fra di loro, il presidente del Comitato Diritti Umani Mohamed Anwar al-Sadat. La accusa rivolta da altri parlamentari nei loro confronti è di aver violato il regolamento parlamentare il quale obbligherebbe i deputati, quando ricevono un invito a viaggiare all’estero per partecipare a un evento, ad informare preventivamente di tale invito gli uffici competenti.

 

 

22 agosto

Prolungata la detenzione per attivisti in prigione e per la band “Street Children

 

La detenzione preventiva di Haitham Mohamedein, Zizo Abdo e  Hamdy Qeshta è stata nuovamente estesa di 15 giorni. Anche la prigionia preventiva per la band “Street Children” è stata rinnovata di altri 15 giorni. La band è diventata famosa in Egitto per i suoi video musicali satirici. Cinque dei suoi componenti, che sono tutti giovanissimi, sono stati arrestati a maggio con l’accusa di incitare al dissenso, di agire contro i principi dello stato, e tentare di rovesciare il governo. Uno degli arrestati è stato rilasciato su cauzione. Rimangono in carcere Mohamed Yehia, Mohamed Gabr, Mohamed Adel, and Mohamed Desouki.

 

 

26 agosto

Il governo decide nuove restrizioni per le organizzazioni non governative

 

egitto_tahrir_640-630x328.jpgIl Ministro della Solidarietà Sociale ha inviato una lettera a molte organizzazioni non governative egiziane richiedendo loro di presentare preventivamente tutta la loro programmazione relativa a conferenze, visite o dibattiti con almeno un mese e mezzo di anticipo. E’ solo l’ultima misura repressiva contro le organizzazioni non governative per i diritti in Egitto. Recentemente, il Cairo Institute for Human Rights Studies ha cancellato la sua scuola estiva annuale sui diritti umani per la prima volta dopo 22 anni. “La prigione è il destino di chiunque sia interessato alla cosa pubblica” ha spiegato il Cairo Institute in un comunicato, i cui dirigenti aspettano per il 17 settembre la sentenza sulla richiesta di congelamento dei beni insieme ad altri dirigenti di importanti associazioni egiziane.

 


31 agosto

Il tribunale rigetta la causa per bloccare Facebook e Twitter

 

Il Tribunale Amministrativo egiziano ha rigettato la causa presentata dall’avvocato Mohamed Hamed Salem di bloccare Facebook e Twitter, descritti come piattaforme capaci di incitare alla violenza. Salem aveva dichiarato che i servizi segreti stranieri usano i social media per incitare ad atti di violenza, uccisioni, danneggiamenti di proprietà pubbliche e private in Egitto. Aveva criticato la mancanza di regole e di regolamenti e descritto le piattaforme come pericolose. Il Tribunale ha rigettato la causa, citando il diritto a condividere e diffondere informazioni, e alla libertà di espressione sui social media. In agosto, una nuova legge antiterrorismo ha aumentato le pene per coloro che usano i social media per “atti terroristici” ad almeno cinque anni di prigione.






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