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Voci dall'Egitto n. 7 - ottobre 2016

03/10/2016



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Notizie sulla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali

numero 7 / ottobre 2016



APPELLO INTERNAZIONALE URGENTE

La comunità indipendente per i diritti umani in Egitto rischia l’eliminazione totale

banda.jpgLe organizzazioni firmatrici condannano senza riserve la pena al congelamento dei beni comminata il 17 settembre dal Tribunale Militare el Cairo a Zeinhom contro autorevoli organizzazioni e attivisti dei diritti umani e egiziani, in base alla causa n.173/2011, conosciuta come la “causa sui fondi stranieri”.

A essere colpiti sono autorevoli organizzazioni e difensori dei diritti umani: il Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) e il suo direttore Bahey el din Hassan, l' Hisham Mubarak Law Center (HMLC) e il suo direttore Mostafa El Hassan, il Center for the Right to Education e il suo direttore esecutivo Abdel Hafiz Tayel, così come i difensori dei diritti umani Hossam Bahgat e Gamal Eid.

 

I beni personali dei cinque difensori dei diritti umani sono congelati e le tre associazioni perderanno accesso ai loro conti bancari e alle loro proprietà. La gestione delle finanze e dei programmi di queste organizzazioni passeranno nelle mani di funzionari governativi, che prenderanno il controllo delle loro attività e avranno il totale accesso ai loro archivi e database, inclusi i dossier relativi alle vittime delle violazioni dei diritti umani.

Il congelamento dei beni è un ulteriore passo avanti delle azioni giudiziarie nella causa sui fondi stranieri, che ha anche portato all’imposizione del divieto a viaggiare per autorevoli e rispettati difensori dei diritti umani, indagini fiscali contro organizzazioni di società civile indipendente per i diritti umani e ripetuti interrogatori dei loro staff da parte dei giudici investigativi.

 

La persecuzione del movimento indipendente dei diritti umani in Egitto porterà alla chiusura totale e permanente delle organizzazioni di società civile che per questi diritti si battono - le più credibili, indipendenti, e tra le poche voci critiche rimaste a denunciare le politiche governative - e a processi contro i loro lavoratori con gravi accuse, alcune delle quali potrebbero portare alla prigione a vita. 

Ciò fa parte di un più largo giro di vite, non solo contro i difensori dei diritti umani, ma anche dei media, dei sindacati e dei manifestanti pacifici, e aggraverà la sempre maggiore chiusura della sfera pubblica e dello spazio della società civile. Attacchi continui alla legalità, assenza di responsabilità e  incapacità di governo dei problemi hanno causato disordini sempre crescenti.

 

La società civile è un pilastro indispensabile in ogni processo di riforma, se questo deve avere una qualsiasi speranza di successo. In Egitto, come ovunque nel mondo, la crescente minaccia del terrorismo aumenta la necessità vitale di una società civile libera e attiva, che sia un interlocutore nazionale riconosciuto per proporre riforme e raccomandazioni politiche, e che agisca come un intermediario verso la società, giocando un ruolo cruciale per aiutare a stabilizzare l’Egitto e aumentare la sua sicurezza.

La comunità internazionale dovrebbe sollevare i seguenti punti con le autorità egiziane, specialmente nel contesto dell’Assemblea Generale dell’ONU che si sta svolgendo in questi giorni:

 

-    Le autorità egiziane devono immediatamente revocare il congelamento dei beni e tutte le altre misure adottate nella causa per i fondi stranieri, inclusi i divieti di viaggio e le false indagini fiscali. Devono chiudere definitivamente la causa e amnistiare tutte le persone condannate per la stessa causa nel 2013;

 

- Le autorità egiziane devono aprire un sincero, aperto e inclusivo dialogo con tutti gli attori sociali, inclusi i gruppi indipendenti per i diritti umani, sul ruolo e lo status della società civile nazionale, e conseguentemente rivedere il quadro legale per la legislazione e il finanziamento delle organizzazioni nazionali di società civile.

 

Per quanto riguarda la Unione Europea e i suoi stati membri, chiediamo loro di attivarsi con urgenza per:

 

- Sollevare immediatamente la questione con le autorità egiziane, chiedendo che la causa sui fondi stranieri venga chiusa immediatamente e vengano revocate le misure ad essa connesse, per consentire la sopravvivenza del movimento egiziano indipendente per i diritti umani;

 

- Fare della chiusura della causa sui fondi stranieri una condizione per il proseguimento e la conclusione delle Priorità di Partnenariato e per lo svolgimento di un Consiglio di Associazione. Come indicato nella dichiarazione del portavoce del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) il 17 settembre, l’Egitto non sta rispettando gli impegni presi nel momento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Egitto. Conseguentemente, le relazioni fra la Unione Europea e l’Egitto non dovrebbero fare ulteriori passi avanti. 

 

-    Assicurare, con il supporto degli stati che condividono questo approccio e con le organizzazioni della società civile, la presentazione di un documento congiunto interregionale alla trentaquattresima Sessione del Consiglio dei Diritti Umani sulla situazione dei diritti umani in Egitto.

 

Firmatari:

 

EuroMed Rights - ARCI - Christian Solidarity Worldwide - CIVICUS - CNCD 11.11.11 - FIDH- Front Line Defenders - IFEX - International Service For Human Rights (ISHR) - People in Need - Project on Middle East Democracy (POMED) - Reporters Without Borders - SOLIDAR - World Organisation Against torture (OMCT)

 

1 settembre

Rilasciata dalla prigione una vittima di sparizione forzata

1sett.jpgIslam Khalil, vittima di sparizione forzata e arrestato lo scorso anno con l’accusa di appartenere a una organizzazione terroristica, è stato rilasciato, dieci giorni dopo la decisione del giudice. L’avvocato difensore ha spiegato che il ritardo nella scarcerazione è stato causato dalle resistenze della polizia che avrebbe dichiarato all’avvocato che “l’ordine di rilascio non significa necessariamente il diritto di tornare a casa”. Khalid era stato arrestato con suo padre e il fratello più giovane, e ha denunciato di essere stato sottoposto a pesanti torture in carcere. Il suo rilascio era stato richiesto da molte organizzazioni dei diritti umani. Khalid era sparito nel 2015 e la famiglia non aveva più avuto sue notizie per 122 giorni. Khalid, in una lettera scritta dalla prigione nello scorso dicembre, ha descritto la sua prigionia come “la peggiore esperienza della mia vita, la peggiore esperienza che una persona debba sopportare”. Khalid non è mai stato accusato di nessun crimine.

 

 

7 settembre

Una App per combattere le sparizioni forzate

La Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà ha ufficialmente lanciato I-Protect, che i promotori definiscono come “una applicazione che trasforma il vostro telefono mobile in un soccorritore”. La App si presenta come una innocua App calcolatrice, e informa discretamente contatti preselezionati che la persona in questione è stata arrestata o in stato di fermo. Può essere programmata anche per informare direttamente la Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà. Secondo il direttore esecutivo della Commissione, Mohammad Lofty “essere in grado di conoscere l’arresto di un attivista o di un manifestante nelle prime ore previene molti rischi”. Le sparizioni forzate, considerate un crimine contro l’umanità secondo la legge internazionale umanitaria, sono diventate frequenti in Egitto al punto da contare 1.840 casi solo nel 2015.

 

7 settembre

Rilasciati componenti del gruppo teatrale Street Children  

7sett.jpgQuattro componenti del gruppo teatrale Street Children sono stati rilasciati, due giorni dopo che la loro detenzione preventiva era stata estesa per altri quindici giorni. La loro detenzione, cominciata a maggio, è terminata quando l’ufficio del procuratore di Cairo Sud ha accettato l’appello del gruppo teatrale contro l’ulteriore rinnovo. L’avvocato del gruppo ha dichiarato che ora la prospettiva sono gli arresti domiciliari, la comparizione giornaliera in una stazione di polizia o il divieto di viaggiare. L’arresto del gruppo era avvenuto dopo un video postato su Youtube nell’ambito delle protesta contro il trasferimento di due isole all’Arabia Saudita. Il video criticava il presidente Al Sisi invitandolo alle dimissioni.

 

8 settembre

Un altro prigioniero muore in prigione

Sobhi Orabi è morto nella prigione di Tora a causa della mancanza di cure mediche, secondo la denuncia della sua famiglia. Orabi, un professore di quaranta anni, era stato arrestato a dicembre ed era stato condannato a tre anni di prigione per protesta illegale.

La sua morte è avvenuta una settimana dopo quella di Ahmed Kamal e Mohamad al-Shafey, deceduti in circostanze sospette mentre erano nelle mani dei servizi di sicurezza. Entrambe le  loro famiglie accusano la polizia di averli arrestati e averli torturati mentre erano in custodia. Il corpo di Kamal è stato ritrovato in una camera mortuaria egiziana alla fine di agosto, e la morte di Al-Shafey è stata confermata la scorsa settimana dopo una incursione delle forze di sicurezza nel suo villaggio.

 

12 settembre

Il Governo approva la legge sulle organizzazioni non governative

12_sett2.jpgIl governo egiziano ha approvato un progetto di legge sulle organizzazioni non governative, che ora andrà al Consiglio di Stato per una revisione prima di essere sottoposto al Parlamento. La nuova legislazione contiene sessantatré articoli, che trattano fra l’altro di attività permesse, regole relative al finanziamento e sanzioni per le violazioni di legge. Gli attivisti dei diritti umani hanno criticato il Governo per non aver preso in considerazione le loro raccomandazioni riguardo alla nuova legge.

 

13 settembre

Finalmente libero Ahmed Abdallah

Finalmente, dopo 138 giorni di detenzione preventiva e numerosi rinvii, Ahmed Abdallah, l’esponente della Commissione egiziana per i diritti e le libertà, l’Ong egiziana che fornisce consulenza ai legali della famiglia Regeni, è stato rilasciato su cauzione. Abdallah era stato arrestato il 25 aprile, durante il giro di vite ordinato dalle autorità del Cairo nei confronti di coloro che avevano contestato attraverso manifestazioni, ricorsi e petizioni la decisione del presidente Al-Sisi (poi annullata da un tribunale amministrativo) di cedere all’Arabia Saudita la sovranità su due isole del mar Rosso.

La scarcerazione su cauzione di Abdallah segue quella avvenuta pochi giorni prima dell’avvocato Malek Adly. Ora l’obiettivo degli organismi egiziani e internazionali per i diritti umani è che l’uno e l’altro siano prosciolti da ogni accusa e i procedimenti nei loro confronti vengano abbandonati.

 

16 settembre

Lanciata una campagna per la liberazione degli avvocati

Avvocati e attivisti hanno promosso una nuova campagna per chiedere il rilascio degli avvocati dei diritti umani detenuti con accuse politiche. La campagna, denominata “Libertà per le toghe nere”, è iniziata con un breve video, con gli avvocati che mostrano la loro tessera sindacale e chiedono il rilascio dei loro colleghi. Secondo il video sono seicento gli avvocati detenuti. Tra i casi evidenziati, quello di Mohamed Sadeq, un avvocato noto per aver spesso difeso attivisti o altri legali, e che è stato rapito recentemente dalle forze di sicurezza.

 

17 settembre

Condannati alcuni fra i più autorevoli attivisti dei diritti umani egiziani

16_sett.jpgUn tribunale del Cairo ha condannato al congelamento dei beni di alcuni fra i più autorevoli difensori dei diritti umani egiziani. Cinque  le persone condannate: Hossam Bahgat, fondatore della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR); Gamal Eid, direttore dell’Arab Network for Human Rights Information (ANHRI); Bahey eldin Hassan, fondatore del Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS); Mostafa al-Hassan, direttore dell’Hisham Mubarak Law Center (HMLC); e Abdel Hafiz el-Tayel, direttore dell’Egyptian Center on the Right to Education (ECRE). Tre le associazioni che hanno ricevuto la stessa condanna: il Cairo Institute for Human Rights, l’Hisham Mubarak Law Center e l’Egyptian Center on the Right to Education. I loro beni, individuali e associativi, sono stati congelati, sulla base della famigerata causa sui fondi stranieri con la quale il governo sta perseguitando la società civile indipendente. Dopo la condanna, Hassan Baghat ha dichiarato: “Nonostante la instancabile intimidazione da parte dello stato e la campagna per distruggerci, le organizzazioni indipendenti per i diritti umani in Egitto continueranno a onorare il loro debito morale verso tutte le vittime egiziane, qualunque sia il loro orientamento politico, religioso, etnico o sessuale, nonostante il congelamento dei beni e qualunque sia il costo da pagare”.

 

18 settembre

L’Egitto rifiuta la richiesta USA di liberare Aya Hijazi

Aya Hijazi ha una doppia cittadinanza USA-Egiziana ed è detenuta da due anni senza processo. E’ stata arrestata nel 2014 insieme a suo marito Mohamed Hassanein e altri componenti dello staff della Belady Foundation, una associazione non governativa nata per sostenere i bambini di strada. Fra le accuse pretestuose, persino le molestie sessuali. Le istituzioni degli Stati Uniti, e la stessa Casa Bianca, ha richiesto di far cadere tutte le accuse contro Aya e di rilasciarla immediatamente. La richiesta è stata rigettata dalle autorità egiziane.

 

19 settembre

Rilasciato Zizo Abdo

Zizo Abdo, attivista del Movimento 6 Aprile, è stato rilasciato dalla detenzione preventiva e sottoposto a diverse misure precauzionali, fra le quali l’obbligo di presentarsi alla locale stazione di polizia tre volte a settimana. Le accuse a suo carico rimangono, fra cui quella di appartenere a una organizzazione illegale e di aver incitato alla protesta. Abdo era stato arrestato insieme a un gruppo di attivisti per aver partecipato alle proteste per il trasferimento all’Arabia Saudita di due isole egiziane. Zizo era insieme al suo avvocato, l’attivista Malek Adly, quando erano stati entrambi arrestati. Adly è stato rilasciato in agosto.

 

21 settembre

La condanna all’ergastolo di un attivista confermata dal tribunale militare

21_sett.jpgUn tribunale militare ha confermato la condanna all’ergastolo contro l’attivista Omar Ali, per appartenenza ai Fratelli Musulmani. Insieme ad altri due attivisti, Omar Ali è stato vittima di sparizione forzata nel giugno 2015 prima di ricomparire in carcere dove, secondo i familiari, è stato sottoposto a torture. Uno dei suoi compagni, fotogiornalista, è stato rilasciato a dicembre per gravi motivi di salute. L’altro è in carcere in attesa di processo nella causa contro venti giornalisti accusati di complotto teso a pubblicare notizie false per diffamare l’Egitto.

 

 

23 settembre

“Il Premio Nobel alternativo" a Mozn Hassan

Mozn Hassan, direttore esecutivo del Nazra for Feminist Studies organization, è stata insignita del premio Right Livelihood Award, noto come “Premio Nobel Alternativo” per il 2016. La motivazione del premio riconosce l’impegno dell’associazione “per affermare l’uguaglianza e i diritti delle donne in un contesto dove esse sono soggette a violenza crescente, abusi e discriminazioni”. Hassan ha dedicato il premio a “ogni donna che lotta per i diritti fondamentali, ogni donna che ha lottato ed è sopravvissuta alla violenza sessuale, tutte le donne che lottano ogni giorno per il loro diritto di esistere”.

 

26 settembre

La Corte Amministrativa approva il programma governativo per il controllo dei social media

26_sett.jpegDopo una lunga disputa legale, l’Autorità del Commissario di Stato, organismo consultivo del Consiglio di Stato, ha raccomandato che la Corte Amministrativa approvi un programma del Ministero dell’Interno pensato per monitorare e analizzare l’attività  dei social media. Contro il programma era stato presentato in giugno un ricorso da parte dei gruppi per i diritti umani, come parte di una più larga campagna per opporsi alle violazioni della privacy da parte del Ministero degli Interni. Il ministro e suoi sostenitori hanno difeso il programma come necessario alla strategia anti-terrorismo dell’Egitto. Il rischio che il programma venga usato per colpire cittadini innocenti, specialmente le minoranze sessuali e di genere,  è reso evidente dalla detenzione di almeno 95 egiziani finiti in carcere per le loro attività sui social media.

 

30 settembre

A Ferrara, Hossan Bhagat vince il Premio Anna Politkovskaja

30sett.jpgAnche quest’anno il Festival Internazionale di Ferrara ha ospitato il Premio Anna Politkovskaja per il giornalismo d’inchiesta. Il vincitore dell’ottava edizione è il giornalista investigativo e attivista egiziano Hossam Bahgat, che con le sue coraggiose inchieste ha denunciato i metodi autoritari del governo di Al Sisi. Dal 2002 al 2013 è stato direttore dell’Egyptian initiative for personal rights. I suoi articoli di giornalismo investigativo sono stati pubblicati dall’agenzia di stampa indipendente Mada masr. Ha collaborato con l’International network for economic, social, and cultural rights e fa parte del direttivo del Fund for global human rights. Ospiti d’onore alla cerimonia Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio Regeni, alla presenza di Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci. Hassan Bhagat ha presenziato alla cerimonia in video. E’ infatti uno dei condannati nel processo per i fondi stranieri alle organizzazioni non governative, insieme ad altri quattro autorevoli difensori dei diritti umani e a tre fra le più importanti associazioni egiziane. La sentenza, emessa a settembre, comporta il congelamento dei beni e sarà accompagnata da altre restrizioni fra cui il divieto di viaggiare. Contro la condanna e l’accusa pretestuosa continua una grande campagna internazionale.



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