Voci dall'Egitto n. 9 - dicembre 2016

05/12/2016




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Notizie sulla violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali

numero 9 / dicembre 2016


2 novembre

Sequestrato un giovane nella metro del Cairo

inizio.jpgOmar Khaled, uno studente di ventidue anni è stato visto mentre veniva trascinato via all’esterno di una stazione della metropolitana del Cairo da persone che sembravano funzionari della sicurezza. “Non c’era stato nessun allarme o segnalazione, era uscito normalmente per incontrare amici ed è stato rapito lungo la strada” ha detto la madre. Secondo Amnesty International, centinaia di persone sono state fatte sparire forzatamente dalle forze di sicurezza solo nel corso dell’ultimo anno.

 

3 novembre

Un altro avvocato dei diritti sottoposto al divieto di viaggiare

L’avvocato egiziano per i diritti umani Malik Adly ha denunciato di essere stato impedito a viaggiare mentre era in partenza per la Francia. La ragione, ha denunciato Madly, sono le sue posizioni di forte opposizione alle politiche governative. “Mi hanno detto che non mi è permesso viaggiare e non mi hanno dato spiegazioni. Prima hanno detto che su di me pendeva un mandato di arresto, e io ho spiegato che erano stato già arrestato e rilasciato. Poi hanno detto che un magistrato aveva emesso il divieto a viaggiare perchè sarei coinvolto in un caso. Ma non c’è nessun caso” ha dichiarato Madly “Qualunque sia la ragione, è una ragione politica”.

 

7 novembre

Proseguono gli arresti per aver pianificato proteste

9_nov.jpgLa Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà ha riportato che le forze di sicurezza hanno arrestato quattro insegnanti con l’accusa di aver incitato alla protesta e di appartenere ai Fratelli Musulmani. La polizia ha arrestato dozzine di persone con questa accusa negli ultimi mesi. Il presidente egiziano Al Sisi ha dichiarato che il popolo egiziano non deve rivoltarsi, nonostante gli incitamenti a manifestare. “Ogni tentativo di questo tipo fallirà” ha detto, descrivendo coloro che sostengono le manifestazioni come “persone diaboliche che sono destinate a fallire”.

 

9 novembre

Al Sisi si congratula con Trump e lo invita al Cairo

Il presidente Abdel Fattah al-Sisi si è congratulato fra i primi per telefono con il neo-eletto presidente USA Donald Trump e lo ha invitato a visitare il Cairo. La presidenza egiziana ha emesso un comunicato che ha espresso speranza per le future relazioni fra i due paesi. Precedentemente Trump aveva elogiato Al Sisi come “un personaggio fantastico”.

 

10 novembre

Il Governo congela il conto bancario del Centro El-Nadeem

egittoproteste3_radiopopolare-1-720x380.jpgIl Centro El Nadeem per la Riabilitazione delle vittime di violenza, in un comunicato, ha reso noto che il suo conto bancario è stato congelato dal governo. “La banca ci ha detto che il congelamento continuerà fino a quando non regoleremo la nostra situazione in base alla legge 84 del 2002 sulle organizzazioni non governative” hanno dichiarato i responsabile dell’associazione. Amnesty International ha dichiarato che “questo appare come un tentativo sfacciato di chiudere una organizzazione che è stata un bastione dei diritti umani e una spina nel fianco delle istituzioni per più di venti anni”. Il gruppo ha subito parecchi tentativi di chiusura da parte del governo dal marzo di quest’anno. Il conto corrente è stato poi scongelato, dopo numerose proteste anche internazionali, qualche giorno dopo.

 

15 novembre

Il Parlamento approva una legge liberticida sulle organizzazioni non governative

Il Parlamento egiziano ha approvato un disegno di legge sulle organizzazioni non governative che sostituirà la legge 84/2002 risalente all’era Mubarak. Nel disegno di legge, l’Articolo 23 prevede che le ONG debbano richiedere, almeno trenta giorni prima, autorizzazione governativa per ricevere qualsiasi risorsa finanziaria proveniente da fonti egiziane, mentre per i fondi provenienti dall’estero l’approvazione deve essere richiesta sessanta giorni prima. Se l’approvazione non arriva nel tempo previsto, la richiesta deve considerarsi negata. Se un gruppo non governativo accetta un finanziamento senza approvazione, verrà sciolto. Le organizzazioni non governative non posso avere più del 10% di persone associate straniere, e nessun lavoratore straniero può essere assunto in una ONG senza il permesso dello stato. Le organizzazioni straniere non possono operare nel paese senza una approvazione preventiva da parte dell’apparato governativo di controllo delle ONG. Alle organizzazioni non governative viene permesso di agire solo in coerenza con i piani di sviluppo statali ed è vietata qualsiasi iniziativa che possa essere considerata politica. Alle ONG è vietato contravvenire alla “morale pubblica”. I sondaggi e le ricerche sociali possono essere pubblicati solo dopo approvazione dello stato. C’è bisogno del permesso del governo per aprire nuovi uffici e sedi di organizzazioni non governative anche già autorizzate, e si prevedono condanne fino a cinque anni di carcere per organizzazioni non governative straniere non registrate e non autorizzate. Gamal Eid, direttore esecutivo del Network Arabo per l’Informazione ai Diritti Umani ha dichiarato “Il parlamento sta approvando una legge che uccide le organizzazioni dei diritti umani. Possono uccidere le organizzazioni, ma non potranno mai uccidere il movimento per i diritti umani”.

 

16 novembre

Sessanta associazioni e reti egiziane e internazionali condannano la nuova legge egiziana sulle ONG

15_nov.jpgSessanta associazioni e reti egiziane e internazionali, fra cui l’Arci, hanno reagito insieme alla approvazione da parte del Parlamento Egiziano della nuova legge sulle organizzazioni non governative. “Se messa in pratica, questa legge significherà la fine delle organizzazioni egiziane per i diritti, e spazzerà via tutta la società civile indipendente da un paese, mettendo le organizzazioni non governative sotto il controllo ferreo del governo e delle autorità di sicurezza”. In tutta Europa si stanno levando voci di protesta e di solidarietà con le ONG egiziane, e si organizzano iniziative comuni per spingere istituzioni nazionali ed europee a prendere posizione. L’appello integrale si può leggere alla pagina: http://www.ifex.org/egypt/2016/11/23/egypt_draft_law_nov_2016/

 

17 novembre

Parlamentare sotto inchiesta con l'accusa di aver diffuso il testo della legge sulle ONG

Awar al Sadat, che è stato in passato presidente del Comitato Diritti Umani del Parlamento dovrà affrontare una inchiesta con l'accusa di aver diffuso il testo del disegno di legge sulle organizzazioni non governative alle ambasciate straniere. Il Parlamento ha autorizzato l'inchiesta dopo che il Ministro della Solidarietà sociale aveva rivolto una formale accusa contro di lui. Al Sadat ha richiesto che la sua dichiarazione in merito alle accuse sia resa alla presenza di un altro parlamentare. Ha anche negato di aver diffuso il testo di legge. Al Sadat è stato molto spesso oggetto di critiche da parte di altri componenti del Parlamento per le sue posizioni a favore dei diritti umani.

 

18 novembre

La Polizia accusata per la tortura e la morte di un detenuto

La famiglia del venditore ambulante Magdy Maken ha accusato la polizia egiziana di averlo percosso, torturato e ucciso mentre era in stato di fermo. Maken era stato arrestato dopo un alterco con la polizia, che lo aveva picchiato in strada e portato in una stazione di polizia. Ore dopo il suo arresto, il suo corpo era stato lasciato a un vicino ospedale con evidenti segni di tortura. Il figlio ha dichiarato che il padre aveva iniziato a discutere con una persona alla guida di un mezzo, e che un agente era rapidamente intervenuto. "Mio padre ha risposto agli insulti del poliziotto dicendo solo 'anche tu' e questo è bastato" ha dichiarato il figlio. "Guardandolo da morto, sembra come se alla stazione di polizia abbiano giocato a calcio con il suo corpo. Lo hanno percosso in maniera barbarica e lo hanno trascinato sull'asfalto". La parlamentare Nadia Henry ha fatto formale richiesta perchè siano adottate politiche di formazione della polizia, per assicurare la sicurezza dei cittadini e prevenire la violazione dei diritti. La rabbia contro la brutalità della polizia è stato uno dei principali fattori che portò alla rivolta contro Mubarak nel 2011.

 

21 novembre

Divieto di viaggiare e congelamento dei beni per attivista per i  diritti delle donne

vertical.jpgLe autorità hanno impedito ad Azza Soliman di recarsi in Giordania e hanno congelato i suoi beni personali, insieme a quelli della sua organizzazione. Azza Soliman è la direttrice del Centro per Assistenza Legale alle Donne (CEWLA), e il congelamento dei beni è legato alla causa 173 sui fondi stranieri utilizzato per reprimere la comunità delle organizzazioni non governative, nonostante Azza abbia dichiarato di non essere stata informata di nessuna inchiesta contro lei o la sua associazione. Azza ha deciso di ricorrere immediatamente contro il provvedimento.

 

22 novembre

Rimandato il processo all’agente accusato di aver assassinato una attivista

Il Tribunale Penale del Cairo ha rinviato il processo dell’agente Yasmin Salah, accusato di aver ucciso l’attivista Shaimaa al-Sabbagh. L’attivista stava dimostrando pacificamente durante il quarto anniversario della rivoluzione del 25 gennaio quando le forze di sicurezza aprirono il fuoco e la uccisero. L’agente è stato dichiarato colpevole e condannato a 15 anni di prigione nel giugno 2015. L’appello rinviato in questi giorni comincerà il 22 dicembre.

 

23 novembre

Condannati a due anni di prigione i dirigenti del sindacato dei giornalisti

23_nov.jpgIl presidente del Sindacato Egiziano dei Gionalisti Yehia Qallash è stato condannato a due anni di prigione, insieme al segretario generale Gamal Abdul Reheem  e al leader del Comitato per le Libertà Khaled al-Balshy per aver “aver nascosto fuggitivi”. Tutti e tre i condannati sono in libertà per cauzione e faranno appello contro la sentenza. Erano stati incriminati dopo che altri due giornalisti ricercati, Amr Badr e Mahmoud al-Saqqa, erano stati identificati nel quartier generale del sindacato dove, secondo l’accusa, avevano trovato rifugio. Badr ha dichiarato che nessuno era stato informato ufficialmente del mandato di arresto nei loro confronti, ha spiegato che lui e il suo collega si erano recati nella sede sindacale per annunciare uno sciopero contro le ripetute incursioni nelle loro abitazioni, e che non stavano cercando di scappare o di nascondersi da nessuno. “Non sono preoccupato di finire in prigione” ha dichiarato Kalash a un gruppo di colleghi giornalisti. “Vi prego piuttosto di concentrarvi sui problemi reali, come la nuova legge sulla stampa e i diritti economici e sociali dei giornalisti”.



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