Si chiudono i lavori del XV congresso nazionale dell'Arci. Un congresso partecipato (528 delegati presenti su 568), con autorevoli interlocutori esterni (tutti i partiti del centrosinistra, le istituzioni locali, la Cgil, tutte le principali associazioni italiane. Gli interventi dei delegati, che già nella mattinata di venerdì, divisi in gruppi di lavoro, avevano avuto modo di esprimersi tutti su "l'Arci che vorrei", sono stati più di 60. Tutti hanno cercato di misurarsi con il tema posto al centro del dibattito: come reagire alla crisi culturale, politica, sociale ed economica che ha investito l'Italia e il mondo intero.
Prezioso, in questa analisi, il racconto di tante e diverse esperienze che sul territorio i circoli portano avanti e che fanno dell'Arci una vera associazione popolare, fatta di gente che sta con la gente.
Nella mattinata le conclusioni del Presidente uscente, la votazione dei documenti congressuali (tanti gli ordini del giorno presentati: dal no al nucleare, all'impegno per una riconversione ecosostenibile di tutte le strutture dell'associazione, al ricordo delle drammatiche giornate di Genova 2001 su cui ancora non è stata fatta giustizia e verità, alla richiesta di una legge sulla cittadinanza e il diritto di voto alle amministrative per i migranti, alla riaffermazione della lotta al razzismo e contro tutte le discriminazioni come prioritaria per tutta l'associazione, all'impegno a sviluppare azioni di solidarietà e costruire relazioni perché si arrivi finalmente a una pace giusta in Medioriente, alla richiesta del ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan…).
Nelle sue conclusioni, Paolo Beni ha sottolineato come il congresso fotografi un'associazione viva, che sa fare e che sa discutere. Il congresso ha fornito contenuti e suscitato emozioni, cose concrete e pensieri.
L'Arci si conferma casa comune della Sinistra, una casa fatta di tanti laboratori territoriali, aperti, disponibili a dialogare con tutti a partire dai propri contenuti. Un'associazione indignata ma non rassegnata, con tanta volontà di reagire, di fare, di muoversi insieme alle persone comuni che quotidianamente avvicina. I circoli dimostrano di saper leggere il territorio in cui si trovano e sulla base di questa lettura sono in grado di costruire risposte. Qui sta il segreto della continuità e della continua crescita dell'Arci: nella capacità di dare risposte semplici a problemi complessi, riappropriandosi di parole che sono state rubate alla sinistra (….democrazia, libertà, ambiente, legalità).
"Questo congresso ci dà davvero il coraggio di provare a volare", così ha concluso il suo appassionato intervento Paolo Beni.
Sono stati approvati all'unanimità il documento congressuale e la relazione introduttiva di Paolo Beni. Sempre all'unanimità sono stati eletti i 162 membri che formeranno il prossimo Consiglio nazionale; tra di loro Arrigo Diodati, partigiano, presidente onorario dell'Arci, e Luciana Castellina. Sono 4 in più rispetto al Consiglio nazionale precedente, poiché il numero dei soci è cresciuto, nei 4 anni che ci separano dal XIV congresso, di 120.000. Il 40% dei componenti sono donne.
Il nuovo Consiglio nazionale, riunitosi subito dopo la sua nomina, ha eletto con l'84% dei voti favorevoli Paolo Beni presidente nazionale dell'Arci.