
La situazione a Gaza è drammatica.
Non c’è più niente: non c’è acqua, non c’è cibo, non ci sono medicine. Non c’è pace.
La tregua del 19 gennaio scorso aveva dato un attimo di respiro, ma la ripresa delle azioni militari sta trasformando Gaza ancora di più in un deserto di rovine. Migliaia di famiglie, già provate da mesi di freddo e precarietà in tende e alloggi di fortuna, sono costrette a fuggire di nuovo per cercare di sopravvivere.
Secondo le stime dell’ONU, il 90% della popolazione, 1.9 milioni di persone, è senza casa. Oltre il 60% delle case e il 65% delle strade sono distrutte. Anche le infrastrutture essenziali sono ridotte in macerie: la sopravvivenza quotidiana è una lotta contro la fame, la sete, la mancanza di cure mediche e servizi essenziali.
Il popolo palestinese, che chiede da sempre alla comunità internazionale il riconoscimento del proprio diritto ad esistere e a determinare autonomamente il proprio futuro, ci ha sempre visti al suo fianco.
Sin dall’inizio del conflitto ci siamo mobilitati per non lasciare che il genocidio in corso a Gaza, si consumasse nell’indifferenza generale, in spregio al diritto internazionale, e passasse sotto silenzio.
Grazie ai circoli e ai comitati Arci, abbiamo rilanciato una mobilitazione politica e culturale per informare, sensibilizzare e raccogliere fondi.
Un impegno collettivo che si è tradotto in tantissime iniziative in tutt’Italia per offrire aiuti economici immediati e inviati direttamente a chi lotta per sopravvivere.
Nell’indifferenza generale, mentre il mondo discute, noi proviamo ad agire.
Grazie alla collaborazione con REC (Remedial Education Center), nostro partner da anni e operativo sul campo, abbiamo:
- garantito aiuti economici a 489 nuclei familiari, circa 2mila 500 persone
- portato supporto psicosociale a più di 500 bambini e alle loro madri
- difeso il diritto all’istruzione e alla cultura, nonostante le scuole ridotte in macerie, organizzando 12 spazi di apprendimento temporanei.
Anche REC, ha perso la sua scuola, distrutta nell’ultima invasione israeliana nel nord della Striscia. Eppure, non si è fermato. Oggi opera ovunque sia possibile: sotto le tende, tra i palazzi sventrati, nei pochi spazi rimasti in piedi. Non smette di esserci, e noi nemmeno.
Lɜ bambinɜ che lɜ operatorɜ del REC incontrano sognano solo una cosa: tornare in classe, riavere un banco, un quaderno, una scuola che non sia solo un ricordo. Questi sono i desideri con cui ci confrontiamo ogni giorno. Il minimo che possiamo fare è continuare a esserci.
Come Arci, da giugno 2024, ci siamo impegnatɜ a far arrivare contributi mensili regolari in denaro – € 50 per famiglia – con cui le persone in autonomia hanno potuto acquistare ciò di cui hanno più bisogno: viveri, vestiario e oggetti di uso domestico di base, materiale per l’igiene e la pulizia, medicinali.
Abbiamo inviato 60.000€ e continueremo ancora.
Abbiamo scelto di non aspettare di sapere l’importo del 5×1000 raccolto nel 2024, ma di agire subito: è un aiuto immediato, concreto, senza passaggi intermedi, che arriva direttamente nelle mani di chi sta lottando per sopravvivere.
E anche per il 2025 vogliamo fare lo stesso.
Per questo il tuo 5×1000 ad Arci oggi è più importante che mai.
Codice fiscale 97054400581 (nella casella dedicata agli enti del Terzo Settore).
Con una semplice firma puoi garantire assistenza economica immediata alle famiglie sfollate, protezione alle persone più vulnerabili e supporto educativo a bambini e bambine che hanno perso tutto.
Se scegli di donare, scrivici a 5×1000@arci.it per farcelo sapere. Ogni firma aiuta.
Grazie per essere al nostro fianco.
Per maggiori info sulla campagna visita il sito 5x1000arci.it
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